solitamente i miei tentativi di fuga falliscono sul nascere, un po’ come sfuma la mia voglia di studiare greco proprio appena approcciò la massa i roba che devo sapere per giovedì.
la prima volta che ho provato a scappare di casa ero determinatissima e giovanissima; avrò avuto sei anni o addirittura giù di li, insomma ero a malapena una bamboccia che qualche volta ancora rischiava di farsela addosso, eppure già in me ardeva il desiderio di una vita lontana da mendrisio, il posto dove sono cresciuta (che con il tempo è cresciuto a sua volta, ma non parallelamente a me, sebbene io abbia di recente imparato ad apprezzarlo). sta di fatto che quando avevo sei anni e volevo scappare a me basava allontanarmi di qualche metro dalle mura di casa mia per sentirmi adulta e finalmente “libera”. crescendo avrei rivalutato il presunto sapore di quella libertà che mi faceva tanto acquolina, e ben prima che quell’agognato stato mi fosse proprio diciamo che realizzai che non fosse molto più di un irraggiungibile idealissimo concetto (e che fossi pertanto relegata a una condizione che mi brucia la pelle ogni qualvolta mi passa per la testa).
ho cercato di evadere da qualunque cosa; mia madre, la scuola, le responsabilità, anche minime (come le mie responsabilità di pallosa e accorta -fino a una certa- madre di bambole, vario tipo di peluche e automobili giocattolo), le amicizie, le persone, le feste, i giorni i noia, i giorni troppi pieni, i momenti da sola, i momenti con gli altri, sperando di raggiungere un giorno il fantomatico centro della verità rotonda, che credevo fosse un luogo senza tempo né spazio (sostanzialmente il flow state -o mondo delle idee-) sospeso, lì solo per permettere alla mia mente di correre libera… senza limiti
ovviamente ho capito presto che anche qui, non esiste che in potenza un posto simile, che per definizione nemmeno è “un posto”.
provai pure a scappare da una relazione. più di una. diverse volte ognuna. in tutti i casi alla fine sono stata lasciata io. non ho mai vinto eppure sotto sotto era esattamente questa la mia vittoria; sono stata lasciata solo perché altrimenti l’avrei fatto io. rifuggo responsabilità che quando mi scovano dovunque io mi sia nascosta, mi risultano più gestibili, con la decantazione della loro più densa parte, e così via.
da ogni cosa da cui sono voluta scappare, sono tornata o costei é tornata da me, perché come pensavano i greci è tutto circolare.
mi domando se sarà così anche questo volta.
tutte le mie fughe sono fallite. tutte tranne una; quella da cui ancora non sono rientrata. e non parlo di fare sesso, parlo di una verginità vera che ho perso: quella di essere cercata. non che lo volessi, la mia famiglia mi ha sempre soffocata.
qualche giorno fa sono fuggita con facilità e con niente di adeguato addosso, con niente di adeguato dentro, nel cuore, forte dei miei freschi diciotto anni, avevo solo il desiderio di trovare un po’ di conforto da qualche altra parte.
ho vinto io e vinto sul serio.
ora, dire che non mi resta molto se non per il vuoto sotto i piedi, sarebbe banale e io.. io sono banale, e così è. mi manca la terra, la mia, con la mia camera, i miei appunti disordinati (decisamente non adeguati a una studentessa in terza liceo classico) e contenuti l’un nell’altro senza alcun specifico ordine o suddivisione per materia, con i miei paesaggi che ho in lungo e in largo nelle mie svariate fughe macinato e imparato con il tempo ad amare.
ricordo ancora le vigne per cui fuggii in terza media. lì mi trovarono due anziani. si sedettero su un muretto e mentre vedevo la sera che calava loro sul viso, sentivo la mia intemperanza fare di conseguenza.
non li ho più rivisti, ma ci penso spesso. non ricordo tanto di ciò che dissero, ma ricordo che mi fece stare bene.
c’è un mondo di amore oltre le quattro mura dell’appartamento dove abito, un appartamento che mi fa da casa da appena tre anni e che già sa così tanto delle mie fughe e del mio pianto che della mia pacata presenza.
questa volta ho vinto io.
ho compiuto gli anni giovediventitréaprileduemilaventisei, sono scappata di casa sabatoventicinqueaprileduemilaventisei, sono fuori da allora.
questa volta non sono stata lasciata io.
non ho inseguito.
questa volta ho mollato io.
e non sono stata cercata.
pace.
forse.
niente urla, sbirri, sangue e bastoni volanti; solo una notte sbronza e il giorno dopo, con tutto il fresco fumo che solo il giorno dopo la fine di qualcosa può avere. quando scappi di casa davvero nessuno ti dice cosa succede da quel momento. neppure tu te lo dici.
sono brava a mantenere le promesse: quando avrò diciotto anni fuggirò da questa famiglia, e così ho fatto.
cosa mi resta, se non il dolore, cosa mi resta se non l’amore, un amore perduto e un dolore maledetto, un destino bastardo in cui sono scivolata a fatica, che ho anelato per tempo cosi tanto che non so quantificarlo davvero più, un vicolo lubrificato dalle mie sole lacrime, che ora mi sporcano nella loro azione catartica di tutti gli errori che ho commesso.
quando scappi di casa nessuno ti dice che fa freddo.
non lo capisci nemmeno tu.
quando scappi di casa davvero non lo programmi, vieni trascinato dalla tua corrente e barcollando da piede all’altro scomposto fuggi, un po’ pensando un po’ sovrappensando.
poi vai a dormire e il giorno dopo è di fumo.
nessuno ti dice che quando scappi tornare è difficile.
e se te lo dicono, lo realizzi solo quando il giorno dopo ti brucia anche il più minimo spiffero di pensiero relativo a ciò che ti sei lasciato dietro.
nessuno ti dice che vorrai tornare.
nessuno ti dice se potrai farlo o meno;
sta solo a te.
e sono i passi più difficili, quelli tra le scale e la porta, i movimenti più difficili quelli tra le chiavi e la serratura, i momenti più difficili quelli tra te e l’idea di ciò che nasconde quella grande porta.
ti soffermi a guardarla, noti la scheggiatura lasciata dal tempo sul basso, la maniglia sempre troppo molle, lo spioncino sempre troppo in alto, tutto, pur di non affrontarla.
ti crei solo problemi da solo.
basta entrare e dare un bacio a tua madre.
di solito fallisco sempre, tranne quando vorrei fallire sul serio.
Comments
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jakalope_
se spacehey fosse spaziociao saresti in cima alla lista dei blog
ma io SONO in cima :P nice one
by Lexi :P; ; Report